"/> “Disteso per strada in arresto cardiaco tra selfie e l’indifferenza dei passanti”. L’opinione di Educazione Sanitaria. – Educazione Sanitaria

“Disteso per strada in arresto cardiaco tra selfie e l’indifferenza dei passanti”. L’opinione di Educazione Sanitaria.

Può sembrare incredibile, ma è successo davvero: a Monza un uomo in arresto cardiaco è stato ignorato da decine di passanti, che hanno continuato a passeggiare tranquillamente per le vie cittadine senza prestare soccorso.

 

È stato necessario l’intervento di una pattuglia della polizia locale, con le forze dell’ordine che hanno iniziato le manovre rianimatorie dopo aver richiesto l’invio dei mezzi di soccorso sanitario.

 

Un aspetto particolarmente inquietante, che va ad aggravare ulteriormente la vicenda soprattutto dal punto di vista “etico”, riguarda il comportamento delle persone che in quel momento stavano vivendo la “movida” nella cittadina lombarda: oltre a non intervenire per prestare soccorso, hanno utilizzato il proprio smartphone per selfie e dirette, da condividere sui principali social network.

 

Un episodio del genere fa emergere domande importanti non solo dal punto di vista dell’educazione civica, ma anche su come la società civile si pone di fronte ai problemi legati all’emergenza sanitaria.

 

Viene infatti spontaneo chiedersi: perchè molti passanti non hanno fatto nulla davanti a questa situazione?
Proviamo a rispondere a questa domanda basandoci su quella che è la nostra esperienza formativa, che ci porta a fornire due possibili opzioni, basate sui feedback che riceviamo solitamente dalle persone che frequentano i nostri corsi:

 

1) “Non faccio nulla perchè ho paura di creare ulteriori danni alla vittima”
2) “Non intervengo perchè non saprei cosa fare”

 

Rispetto al punto 1, e cioè il timore di creare ulteriori danni alla vittima, bisogna tenere conto dell’articolo dell’Articolo 54 del Codice Penale, il cosiddetto “Stato di necessità”, che indica come non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo.

 

Di contro, l’indifferenza dimostrata dai passanti è punibile dall’Articolo 593 codice penale “Omissione di Soccorso”, che riporta come chiunque, trovando abbandonato o smarrito un fanciullo minore degli anni dieci, o un’altra persona incapace di provvedere a se stessa, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia o per altra causa, omette di darne immediato avviso all’autorità è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 2.500 euro.

 

Stesso discorso vale per chi, trovando un corpo umano che sia o sembri inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo, omette di prestare l’assistenza occorrente o di darne immediato avviso all’autorità.

 

L’analisi di quanto riportato nel codice penale, unito anche ad una buona dose di buon senso da parte del cittadino, dovrebbe rappresentare una risposta sufficiente per dissipare i timori – in parte comprensibili- che emergono spesso durante i nostri corsi di formazione.

 

Per quello che riguarda invece il punto 2 – “non intervengo perchè non saprei cosa fare” – la risposta sta proprio…nella formazione!

 

Come Educazione Sanitaria portiamo avanti da tempo una campagna di sensibilizzazione per diffondere l’idea che “siamo tutti soccorritori”: rendere il cittadino consapevole dei rischi e delle opportunità che riguardano il suo stato di salute e della società è infatti il lasciapassare per garantire una maggiore sicurezza dell’ambiente in cui viviamo.

 

Esiste un rispetto morale della vita di qualsiasi individuo. Imparare a coltivarlo, in fondo, è un dovere di tutti.

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